lunedì 26 dicembre 2011

Mousse.



La bionda bergamasca di casa.

Mi piacciono i cani, da piccola li ho sempre voluti e per fortuna anche avuti; ora come animale domestico penderei una mucca ma mentre ci si attrezza il cane è la seconda scelta (ci sarebbe anche Ciuffo, un asinello di un amico che dovrà dare via ma rimangono gli stessi problemi della mucca).
I cani che ho avuto sono stati diversi, sempre provenienti da cucciolate di cascina e che poi sarebbero stati in cascina e sempre meticci. 
Il mio Cane per eccellenza è stato Ricky, che ha dato luogo a diversi incidenti diplomatici avendolo chiamato come il vicino di cascina. Lui è stato salvato essendo sopravvissuto a qualcuno che aveva deciso di buttare la cucciolata nel canale dietro casa.
Quel giorno di agosto avevo deciso di 'non dormire' nel sacco a pelo di mio fratello, per terra sul parquet, simulando il campeggio (mi accontentavo di poco) e durante la notte ho iniziato a sentire piangere disperatamente. Io sono sensibile al pianto degli animali e senza svegliare il resto della famiglia, che non sarebbe stata contenta, ho  tentato di capire da dove potessero provenire le urla sbirciando dalle ante a mia disposizione ma nulla. Sono continuate per un bel po' poi hanno smesso. Io un po' mi sono addormentata e la mattina presto sono uscita per capire ma non ho visto niente; i ghiri delle altre stanze tra l'altro non erano stati svegliati come me.
A metà mattina fortunatamente i vicini di cascina si sono accorti che sotto il ponte della strada che passa lì vicino c'erano dei cuccioli e sono scesi per recuperarli. Alcuni dopo essere stati presi sono scappati, uno ho iniziato a coccolarlo accompagnando le coccole ad un estenuante 'loteniamoloteniamoloteniamo?'. Inizialmente ho strappato un accordo 'lo si tiene finché gli si trova un padrone' io non mi sono impegnata più di tanto e Ricky è rimasto con noi. 
Smarrito e restio ad essere legato è scappato un paio di volte rischiando ulteriormente perché chi lo ha visto in giro lo ha ributtato in acqua, ed è stato ripescato poco dopo da un signore presente anche la mattina (evidentemente era il divertimento dell'estate-non dico la voglia di affogare la persona incriminata che avevo).
Era bellissimo, incrocio di mille razze tra le quali spiccavano il Border Collie e il Volpino, assolutamente bianco e nero!
Era un cane libero, ci seguiva ovunque, il problema era che se non ti vedeva uscire lui rimaneva là (gli spaventi che mi sono presa le prime volte! e le spedizioni serali al supermercato perché non ci si era accorti che ci aveva seguito!).
Si faceva adottare dal padrone della cagnolina in calore di turno sparendo per una settimana per poi tornare tranquillo quando gli era passata.
Raggiungeva i 40  km/h e diventato grande ci seguiva in macchina, fermando le altre per farci passare, cosa che penso gli sia costata perché ad un certo punto non è più tornato e nessuno ha più saputo nulla. Ci ha fatto compagnia per circa sette anni. 
Questo era Ricky, il cane che mi ha fatto passare l'allergia ai cani perché per farlo stare tranquillo mi sono fatta una domenica intera con lui in braccio facendomi venire una crisi allergica assurda!
Non potrei avere nulla contro i meticci e sono contraria a dover pagare un cane solo perché assicurato di razza.
Per simpatia se dovessi riprendere un cane vorrei che assomigliasse più possibile al Cocker; non so se mai accadrà anche se gli ho già dato un nome, più che altro perché non intenderei pagarlo.
Il 'problema' però si è creato quando il marito ha detto chiaramente che lui avrebbe voluto un cane. Si è addirittura impegnato a costruirgli la cuccia -pardon la villa- in legno con le rotelle. 
Solo che non voleva un cane qualsiasi, voleva il Pastore Bergamasco!
Ho preso tempo, messo in chiaro fondamenti su come gestirlo e curarlo, tentato di esporre la mia contrarietà al pagamento per un cane per forza di razza, fino a quando la settimana prima di Natale ha trovato un annuncio in cui un signore di un paese anche relativamente vicino regalava Bergamaschi. Ed ecco che è arrivata a casa Muosse, la nostra bionda bergamasca con tanto di occhi tendenti al verde!
Doveva essere un maschio e si doveva chiamare Mocho ma tra i cuccioli rimasti per affinità lei ha scelto lui ed è venuta a casa la vigilia di Natale. 
Ha scelto il week end sbagliato perché io sono ancora influenzata (naturalmente è partito tutto il 24 per stare malissimo il 25 e il 26!)  e faccio una fatica enorme a trattenermi dall'uscire a farla giocare quanto vorrei, solo che quando riesco a stare in piedi tranquilla non vorrei farmi risalire la febbre... 
Si sta ancora ambientando e purtroppo imparando a stare da sola quando noi siamo al lavoro.
In attesa della mucca, mi piace tantissimo!!!
Un muggito e un saluto,
Silvia e Olivia.
Un bau da Mousse.
P.s. notare i gradini provvisori in legno per entrare nella cuccia altrimenti non ci sarebbe arrivata!     

mercoledì 21 dicembre 2011

Buone Feste!!!


Che festeggiate Yule o il Natale, buone Feste
Silvia & Olivia.

P.s.  Vi presento Pino, per gli amici Nano, nonché una piantina di Taxus trapiantata in giardino (dov'era prima dava fastidio) che si presta per Natale.
Siamo ancora nel periodo di prova per essere sicuri che sia attecchito ma nel frattempo è cresciuto dato che l'anno prossimo dovrò comprargli un nastro nuovo, questo è bastato su misura!



:-)
Un muggito e un saluto,
Silvia e Olivia.



martedì 13 dicembre 2011

Muscotti

Curiosando da tra le magie di Chicca ho adocchiato e salvato questi biscotti. Buoni, sani, veloci e belli! Un'altra ricetta da provare! 
Lei l'aveva presa dal libro Ricette da favola” della Dott.ssa Michela De Petris" che per chi ha dei bimbi è molto interessante per far loro mangiare in modo sano ma anche gustoso e per avvicinarli al mondo degli alimenti.
Gli adulti però non disdegnano e ne approfittano!
Avevo in previsione di farli e mi ero preparata tutto quando Olivia ha preso il sopravvento e ha deciso che sarebbero stati i suoi biscotti e così è stato. La ricetta l'ho seguita passo passo quindi per gli ingredienti e il procedimento lascio il suo link.



Quello che è cambiato è che l'asisstente ha monopolizzato la formina taglia biscotti:


Ed eccoli sfornati belli cotti e croccanti. 
Olivia però è golosa e ha voluto fare un'aggiunta che li ha resi più simpatici (e gli ha dato un tocco in più)...


...ha pucciato le zampe nel cioccolato fondente fuso!


Buoni! Possono anche essere un'idea regalo...
Un muggito e un saluto,
Silvia e Olivia.

Spacciatori di sorrisi

Ci sono dei blog che ho bisogno di leggere, possono essere diversi tra loro trattando anche diverse tematiche, ma ogni post pubblicato ti lascia qualcosa. 
Possono fare riflettere, far sorridere, insegnarti qualcosa o semplicemente le padrone di casa scrivono benissimo. Spesso hanno anche più di una caratteristica messa insieme!
Uno di questi è quello di Chiara (Wonderland). Ogni post è qualcosa di diverso e ci si può aspettare di tutto. Ormai una settimana fa, sotto i fumi del periodo dell'anno più coinvolgente -che lo si voglia o no- quale può essere l'avvento, ha proposto un'iniziativa che mi è subito piaciuta: ha indetto la giornata nazionale per lasciare in giro messaggini con frasi positive, il 'Leave Message Day'.




La data preposta è il 14 dicembre e le cose da fare sono semplicissime.
Non si deve far altro che prendere un foglietto di carta o scaricare il suo dal sito, scriverci una frase positiva, un buon proposito o qualsiasi cosa si voglia pur di far sorridere la persona che lo riceve, e lasciare il biglietto in un posto dove possa essere trovato.
Ma perché? semplicemente per il piacere di far sorridere un'altra persona, per regalarle la suspense di qualcosa di inatteso e perché magari un bigliettino potresti trovarlo anche tu!
So che oggi è il 13 e potevo muovermi prima a pubblicizzarla qui (il banner l'ho messo subito però) ma c'è ancora tempo tutto domani per aderire...
Allora domani diventiamo tutti spacciatori di sorrisi: è semplice, non costa nulla ed è molto contagioso!
Naturalmente sul suo sito è spiegato tutto meglio, in un modo coinvolgente come solo lei sa essere, spero di avervi almeno incuriosito.
Un muggito e un saluto, 
Silvia e Olivia.

martedì 29 novembre 2011

Panini ai semi

Continuano le sperimentazioni della Pina, un po' dolci e un po' salate.
Al martedì la tolgo dal frigorifero per farle prendere calore e riattivarla e la sera la rinfresco con pari peso di farina e metà peso di acqua tiepida per poi la sciarla riposare coperta tutta la notte.
Le panificazioni dolci seguendo le ricette di Felicia escono tutte e vanno a ruba mentre l'ultima volta ho provato di testa mia a fare dei panini ma erano risultati ancora durissimi nonostante il sapore mi piacesse (mi dispiace ancora di più perché vorrei che uscissero...)
Mi è venuta ancora in soccorso lei che ha postato la ricetta di questi panini integrali ai semi e ho seguito la ricetta per tentare di capire dove sbagliavo con gli altri.
Non ci sono riuscita. A capire l'errore, perché i panini erano buonissimi, finalmente morbidi!




Tra l'altro ho dovuto fare una modifica forzata alla ricetta anche se non volevo perché, sbadata fino in fondo, non mi ero accorta di aver finito la farina giusta.
Di solito per rinfrescare uso una farina di tipo 2 che risulta una semintegrale. Penso che nutra meglio la Pina. Finita insieme alla farina farina di tipo 0 che credevo di avere comprato, confondendomi con quella 00.
Ho dovuto rinfrescare con la 0 rimasta e poi nella ricetta ho usato la farina di Manitoba.
Non penso abbia fatto molto danno perché i panini mi sono piaciuti proprio.
Altro particolare: mi piacciono i girasoli e li piantiamo nell'orto o dove troviamo spazio come pianta ornamentale da cui poi estraiamo la marea di semi per ripiantarli l'anno dopo e usarli dove serve. MA c'è un MA: sono durissimi da aprire, almeno secondo me, quindi mi passa un po' la voglia e ne uso pochi per volta. Quindi ho diminuito la dose dei semi di girasole e sulla superficie ho usato i semi di sesamo (le dita ringraziano).




Dopo tutta questa premessa sta volta riporto la ricetta perché penso di aver creato un po' di confusione!
Ingredienti:
  • 250 g di farina Manitoba (in origine doveva essere farina 0)
  • 100 g di farina integrale
  • 150 g di Pasta Madre rinfrescata
  • 10 g di semi di girasole
  • 20 g di semi di lino macinati finissimi
  • semi di sesamo q.b.
  • 230-240 ml di acqua
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 pizzico di zucchero di canna
  • olio di semi q.b.
Il procedimento è come il suo ma già che ci siamo lo riporto.
Prima di tutto mettere da parte la dose di Pasta Madre da conservare per la prossima volta.
Sciogliere la quantità di Pina con parte dell'acqua totale, aggiungere le farine setacciate,i semi, lo zucchero e il sale.
Impastare aggiungendo l'acqua necessaria per rendere l'impasto morbido ma non appiccicoso. Aiutandosi aggiungendo l'olio, io ne avrò messo circa un cucchiaio.
Formare una palla e metterla a lievitare in una ciotola coperta con un panno asciutto e uno bagnato sopra (la copertina mi manca ancora) in un luogo lontano da correnti per almeno 8 ore (io per necessità la lascio anche 10).
Riprendere l'impasto e su un piano infarinato rimpastarlo velocemente e formare dei panini, anche a me ne sono usciti 6.
Lasciarli riposare ancora 30-40 minuti e nel frattempo accendere il forno a 250°C.
Cuocerli per 7 minuti e poi abbassare a 180°C e continuare per altri 10. Sempre meglio controllare e non essere fiscali sui tempi perché dipende dai forni.

Contenta e soddisfatta, un muggito e un saluto,
Silvia & Olivia.  

lunedì 28 novembre 2011

Corona dell'avvento

Accidenti sembrava appena iniziato novembre, con le temperature decisamente autunnali, che già sta finendo! I giorni passano velocemente e non faccio in tempo ad assaporarmeli come vorrei.
Vorrei rallentare, fermarmi e sfruttare queste giornate così belle. Qui si alternano giorni di pieno sole a giorni nuvolosi dove fa fatica ad alzarzi la nebbia; anche la nebbia mi piace, respiro il suo profumo che mi è famigliare perchè in queste zone la nebbia in autunno/inverno c'è sempre stata, anzi mi sembra che rispetto a quando ero piccola sia anche diminuita.
Invece dicembre è già alle porte ed è già iniziato l'avvento.
Come al solito sono stata di corsa anche a fare la corona, finita al volo per accendere la prima candela. 




Ho iniziato a farla l'anno scorso, la prima volta, per introdurre un'abitudine che mi piacerebbe si consolidasse tra di noi, piccole attenzioni per scandire il tempo e creare tradizioni.
Tra l'altro in questo periodo dell'anno è piacevole scaldare e rendere più intimo l'ambiente, quindi si usano ancora di più diffusori per oli essenziali e candele per avere luci soffuse.
In questa corona, all'interno o sul bordo ci sono proprio quattro candele che si devono accendere, una per settimana, per accompagnare l'arrivo del Natale.
Le vendono è vero ma mi piaceva poterla fare da me, non sarà bellissima e perfetta ma è mia, fatta con i materiali che potevo recuperare; niente rami di pino, insomma che non sono proprio dietro l'angolo ma spazio alla fantasia.
Diffidate però dai mariti che vi dicono che vengono fatte con il pungitopo a meno che non si offrano loro per intrecciarlo!
Dopo le brutte esperienze dell'anno scorso (bella si ma molto più sentita di quanto avrei voluto!) quest'anno ho optato per una corona di edera raccolta nelle vicinanze, solo riempita con l'agrifoglio del giardino (se non lo intrecci punge poco) e personalizzata con rametti di rosmarino che profumeranno la stanza anche se le candele sono spente.
Anche le candele le ho fatte io profumate alla lavanda ma su questo c'è molto da lavorare! Farò attenzione a sorvegliarla a vista dato che l'anno scorso alla seconda candelina mi si stava incendiando tutto...
Per adesso la prima l'ho accesa!




Un muggito e un saluto,
Silvia & Olivia.

P.s. questo post bisticcia un po' con quello di samahin ma per il momento è così...

domenica 13 novembre 2011

...Aggiornamenti

Ed ecco i primi fiori di zafferano!



Il giorno in cui fiorisce vanno raccolti e staccati gli stimmi per farli seccare. Prima ho fatto la foto però! 
Un muggito e un saluto,
Silvia & Olivia!

mercoledì 9 novembre 2011

Aspettando risotti migliori



Abbiamo piantato dei bulbi di zafferano (Crocus Sativus) in una fioriera in giardino, un po' per divertimento/curiosità. 
Abbiamo aspettato un po' senza vedere spuntare nulla e li incitavamo speranzosi; ora sono belli in salute e si aspetta che fioriscano per raccogliere i preziosi pistilli!


Forse forse qualcuno sta salendo a fiore e lo si tiene controllato perché la fioritura dura molto poco!
Anche solo raccogliere pochi pistilli sarà una soddisfazione, spero almeno di avere la quantità per un ottimo risotto!
Lascio Olivia a controllare...
Un muggito e un saluto,
Silvia & Olivia.

martedì 1 novembre 2011

Focacciotopine

Mi sto esercitando con la Pina (la mia pasta madre). 


Ricevuta in dono per me è importantissimo farla vivere ma devo imparare bene ad usarla. All'inizio sperimentavo un po' poi Felicia ha iniziato a postare creazioni golose con la sua pasta madre giusto in tempo perché potessi organizzarmi e provarci io; così di settimana in settimana ho provato i panini al cioccolato, le Pan'elle e stavolta ho provato le focaccine. Non solo con le sue ricette l'acido che sentivo con la Pina (e che a me sembrava troppo) si riduceva tantissimo ma funzionava ed erano buonissime!!! 
Intanto la Pina si rafforzava e io ero soddisfatta.
L'ultima creazione sono state le focaccine che sono diventate le focacciotopine!
Morbide, gustose, veloci (tolto il tempo di lievitazione dovuto alla pasta madre ma intanto si può fare di tutto), e per niente acide! 
Non avevo tanti dubbi sulla validità delle ricette di Felicia che oltretutto sono anche molto creative e ben riuscite ma sulla mia capacità di riuscirci invece, WOW.
Non riporto la ricetta perché lo ha già fatto lei e l'ho seguita alla lettera, forse ma sono solo gusti, avrei aggiunto solo un po' più di sale all'impasto (magari il mio cucchiaino è meno capiente del suo...); bhe naturalmente anche le sue foto sono migliori ma c'era troppa fretta di addentare il povero topino :-)



Un muggito e un saluto (ma anche uno squit),
Silvia & Olivia.

lunedì 31 ottobre 2011

Buon Samhain!


Qui si intagliano mele, per la precisione è Johnny, perché le zucche sono inflazionate e poi la mela mi rispecchia di più.
Inoltre non è per festeggiare Halloween che non mi interessa ma per ricordare il capodanno celtico,
Samhain, che ha un significato diverso. 
Giusto un pensiero, un divertimento anche veloce per poi bere il succo di mela caldo con cannella e chiodi di garofano.
Un muggito e un saluto, 
Silvia & Olivia.

mercoledì 12 ottobre 2011

Un arrivederci sereno

Non sono una persona estiva. Tollero veramente poco le alte temperature, da sempre ma ogni anno è peggio. Non sono mai stata attirata dai mesi estivi e li ho più che altro subiti come dato di fatto.
Io che sudo per niente però sono anche molto sensibile al freddo, diciamo pure che ne soffro; diciamo che ho un range di escursione corporea molto limitato!
Io che ho mani e piedi perennemte gelati, tranne quando mi capita di dover impastare una frolla ma questa è sfiga!
Però se il caldo mi snerva, mi atterra e proprio lo eviterei, il freddo con le dovute precauzioni mi piace!
Mi piace coprirmi, l'idea di scaldarmi, adoro le coperte, i calzini pesanti di lana, le tazze di the caldi -non bollenti, appunto che se no mi scotto- mi piace il freddo fuori e il caldo dentro.  
Io che ho calzini e scarpe chiuse ormai da settembre nonostante le alte temperature ora, che finalmente è arrivato l'autunno, devo proprio salutare le mie All Star che mi piacciono tanto per altre scarpette più adatte a me.




Pur mettendo calzini più pesanti non riesco proprio a tenerle e rabbrividisco se d'inverno vedo persone che le portano ancora, provando anche un po' d'invidia coi miei pezzettini di iceberg infilati in stivali pelosi.
E' arrivato il momento di pulirle un po', salutarle e riporle nella scatola ad aspettarmi l'anno prossimo appena potrò rimetterle. Poi tornare in casa per un the caldo, una coccola, da sorseggiare sul divano con la luce del tramonto, per ora senza coperta. 




Un the verde al gelsomino arricchito da qualche fogliolina di erba Luigia (cedrina, lippia, verbena odorosa o Gigia per gli amici)e qualche foglioline di Stevia (dolcificante naturale), raccolte dal mio angolino di aromatiche. 
Un muggito e un saluto,
Silvia e Olivia.

lunedì 10 ottobre 2011

Mercatanti in fiera

Non viaggio molto anche se mi piacerebbe. Ci sono tanti posti che vorrei visitare, che mi affascinano e vorrei conoscere. Me li segno tutti, accumulo volantini, immagini e nel frattempo grazie ad internet li studio un po' per essere preparata quando un giorno li vedrò di persona anche io, perché sono sicura che succederà.
Ormai tantissima gente della mia età è stata già diverse volte all'estero anche solo per un week end, per non parlare dei soggiorni studio e ho amici che hanno trascorso dai sei mesi ad un anno in Australia.
Io sono decisamente più sedentaria per non dire fissa.
Quello che mi attira dei posti in cui vorrei andare oltre al paesaggio e le tradizioni è indubbiamente il cibo e l'artigianato locale.
Se per quanto riguarda internet passare da lei mi fa sognare, da un paio di anni mi faccio un breve giretto in Europa andando ad una fiera che si tiene a Bergamo.




Un week end in cui si concentrano bancarelle con commercianti che parlano solo alcune parole di Italiano affiancati da aiutanti per venire incontro ad ogni tipo di turista.
Un mix di lingue e culture che espongono i loro prodotti tipici con bancarelle in doppia fila, di cibo o di oggetti, ogni anno bene o male le stesse, per un piacevole appuntamento. 
Passi rapidamente da essere avvolta da una nuvola di fumo della bancarella di salsicce tedesche :-( ad un profumo di lavanda o di cannella per la bancarella di biscotti speziati dall'olanda.
Io ho i miei punti di ristoro!




Una bancarella dall'Austria che fa dei muffin ottimi, al limone con gocce di cioccolato, soffici e leggeri anche se non lo saranno poi così tanto ma ogni boccone te lo gusti proprio e il sapore e la consistenza rimangono impressi come voglia fino all'anno successivo.




I Bretzel freschi direttamente dalla Germania con il loro gusto di anice cumino e finocchio e non troppo salati come quelli che ti capita di incontrare, quando ti capita di incontrare, in Italia. Ci sono anche quelli dolci coi semi di papavero, e quest'anno ho provato quelli alla noce. Sono enormi e con uno ti riempi anche troppo mangiandolo in due. Ma in questi casi è la gola che parla, nel senso lato del termine, quello peccaminoso, e che te li fa rimpiangere la settimana dopo quando ti mancheranno, e tanto.




La bancarella bretone con i burrosi biscotti, ottimi da gustare con un the caldo. Ti metti un guantino, riempi il sacchetto (che hanno fatto apposta per me lo so, ma questa è un'altra storia) e te li porti via.
I prezzi non sono stracciati per usare un eufemismo ma non dovendo pagare un biglietto aereo e trovandoli tutti nello stesso posto valgono la spesa.



Poi passi di fianco ai cioccolatini dal Belgio, piccole preziose praline; il chiosco di birra dall'Irlanda e il camion dall'Inghilterra che carica e scarica piatti e tazze di porcellana.






Lo stand dalla Spagna che offre Paella preparata al momento in enormi pentoloni e dove si forma sempre una gran fila (che però devo solo attraversare per fortuna).
Fino all'ultima nostra tappa: i fiori Olandesi. Sacchi di bulbi di tulipani, crochi, amaryllis, narcisi ed altro ancora. Questi si che sono veramente convenienti e si portano a casa ad un prezzo stracciato. Il periodo è anche quello giusto per piantarli e in primavera ti regaleranno una splendida fioritura! (già testati l'anno scorso e decisamente soddisfatti)




Di bancarelle ce ne sono ancora tante e ce ne sono anche di Italiane. Tanta è la gente che ogni anno si ritrova e ti passa di fianco con passeggini o amici a quattro zampe.






Ci sono anche artisti di strada che si esibiscono rubando per un po' pubblico alle bancarelle.




E' stata tra l'altro una giornata perfetta, con un sole ancora decisamente caldo, anche troppo rispetto al giorno precedente che però ha regalato una cornice stupenda data dall'ottima visibilità di Bergamo Alta.




Per un giorno mi è sembrato di viaggiare con un po' di fantasia.
In attesa di altri viaggi più reali, un muggito e un saluto,
Silvia e Olivia.

mercoledì 5 ottobre 2011

Pasta fresca

Un'altra abitudine ereditata dalla nonna è quella della pasta fresca. 
Mangiata diverse volte dalla nonna condita con burro e salvia. 
Vista fare tante volte dalla mamma anche all'ultimo minuto quando si fermava qualcuno a mangiare.
Ho assorbito il concetto che la pasta è rapida da fare, semplice e buonissima. Può essere la base per ravioli, lasagne o altro; non ho mai visto confezioni di sfoglie già pronte.
Ho iniziato a farla anche io copiando quello che hanno sempre fatto loro senza chiedermi se fosse il procedimento esatto. L'ho sempre mangiata così, è sempre uscita e piaciuta ad eventuali ospiti quindi per me era corretta. 
Fino a quando ho iniziato a gironzolare in rete ed ho visto varianti, altri metodi e altre teorie. Mi sono chiesta cosa cambiasse o a cosa servisse quel procedimento senza però indagare o sperimentare. Sono rimasta fedele ai metodi della nonna. 
Ho introdotto il riposo di almeno mezz'ora che rende più elastico l'impasto e lo "asciuga" un po'; avevo sempre visto lavorarla subito ma effettivamente il riposo aiuta.
La pasta fatta in casa era rigorosamente all'uovo ma ora so che può essere fatta benissimo senza .


Questa è stata fatta per usare un ovetto avanzato dai dolci dei compleanni che volevo usare intanto che era fresco. Normalmente non mangiamo le uova se non come ingrediente di altre preparazioni quindi rischiava di rimanere in frigo dimenticato.
Non è che ci sia una vera ricetta, c'è solo una proporzione 1 uovo per 100g di farina, o meglio semola di grano duro; ho sempre usato solo la semola di grano duro senza tagliarla con altre farine. Niente sale nell'impasto, niente olio. 
Si parte da questa proporzione poi ci si regola in base all'impasto aggiungendo un po' di farina o un goccio d'acqua. L'impasto deve essere morbido, elastico, che non si appiccica alle mani. Va impastato finché risulta omogeneo poi fatto riposare almeno mezz'ora coperto da un canovaccio :-)
Io l'ho impastato a mano dando le spalle al Ken che qualche volta sciopererà perché quando posso non lo uso! Ho anche fatto un po' di fatica ad impastare solo 100g di farina perché è una pallottolina piccola e di solito impasto almeno 300 g di farina!
Era un pomeriggio di calma e non avevo voglia di mettermi a montare la sfogliatrice così mi sono armata di mattarello tanto erano solo 100 g!
Al momento del taglio è venuta una via di mezzo tra tagliatelle e pappardelle ma nessuno si è lamentato...
L'ho condita con un sughetto fresco ai funghi stavolta comprato, ma la mangerei anche in bianco!
La pasta fresca va cotta in abbondante acqua salata per pochi minuti a seconda dello spessore.    


Se se ne fa troppa si può conservare avvolta sempre nel canovaccio in frigo per uno o due giorni.
Un muggito e un saluto,
Silvia e Olivia.

venerdì 30 settembre 2011

Devil cupcake un po' più angel

...Olivia deve sperimentare e non sarebbe stata contenta a fare solo la torta di mele come dolce del compleanno (vedi post precedente). Io ad una mucca col broncio non so resistere (neanche ad una mucca normale in realtà) e l'ho accontentata a patto di scegliere due dolci veloci da fare. La torta di mele è subito fatta una volta che hai sbucciato le mele e anche questi cupcakes sono rapidissimi. Dal momento che il primo dolce tutto sommato è leggero, ho scelto qualcosa di più goloso; il primo con la frutta, il secondo con il cioccolato.
La ricetta l'ho presa dal libro di Sigrid "regali golosi" rendendoli un po' più innocui togliendo il peperoncino dall'impasto. Tra l'altro alla mia amica sarebbe anche piaciuto ma io proprio non ci vado d'accordo.


Riporto gli ingredienti mettendo tra parentesi le dosi del libro:
  • 220 g di zucchero di canna (nel libro 300g senza specificare quale);
  • 180 g di farina;
  • 100 g di burro (110 g) morbido;
  • 2 uova codice 0;
  • 5 cucchiai di cacao in polvere zuccherato (in origine cacao normale);
  • (1/2 cucchiaino di peperoncino);
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci;
  • 1/2 cucchiaino di sale;
  • 120 ml di latte;
  • 120 ml di acqua;
per la crema:
  • 280 g di cioccolato fondente;
  • 120 ml di panna fresca;
  • 150 g di burro (165 g);


Mescolare la farina, il cacao in polvere, il lievito e il sale. Lavorare con la frusta il burro morbido insieme allo zucchero, fino ad ottenere un composto cremoso.
Aggiungere un uovo per volta, poi incorporare metà del composto secco. Versare l'acqua e il latte, mescolare e aggiungere il resto degli ingredienti secchi. Mescolare bene e riempire con il composto gli stampi da muffin fino a 3/4 della loro altezza. Infornare a 180 °C e cuocere per circa 25 minuti. Lasciare raffreddare completamente.
Per decorarli far sciogliere a bagnomaria il cioccolato spezzettato con la panna. Con la frusta incorporare il burro. Trasferire in una sac à poche e mettere in frigo fino a quando il composto non sarà sufficientemente denso per essere utilizzato. 
Mia specifica: se la crema viene fatta troppo tempo prima di essere utilizzata e tutto questo tempo lo trascorre in frigo, ricordarsi di tirarla fuori per tempo e farla "sciogliere" a temperatura ambiente! Altrimenti si rischia di trovarsi con una sac à poche rigida in mano a piangere davanti a dei cupcakes ma questo a me NON è successo per il provvidenziale ritardo della mia amica!

Altra specifica: volendoli mettere tutti assieme su un vassoio mi piaceva l'idea di avere dei pirottini di carta che li contenessero. Ero convinta di averli ma sono stati risucchiati da un buco nero insieme a delle cannucce. Dato che ero occupata a impastare e Olivia si era stancata ho sfruttato l'ingegnere personale di passaggio per fargli tagliare dei cerchietti di carta da forno e l'ho ricompensato con un cupcake senza crema. Si Ale adesso lo sai, ne hai avuto uno di meno a disposizione ma sai chi incolpare! Non sono venuti perfetti ma avevano il loro fascino.


...e sono anche finiti...


Molto buoni, tra l'altro anche senza crema decorativa!!! 
Un muggito e un saluto,
Silvia e Olivia.


giovedì 29 settembre 2011

Grigliata d'autunno

Qua si è atipici e se pur attrezzati con l'indispensabile in tutta l'estate non si è mai grigliato niente. Troppo caldo, oggi piove, troppo stanchi, troppo. 
Ma come ti festeggio un compleanno in una domenica d'autunno per niente convinto? 
Massì una bella grigliatina -per me vegetariana grazie- poteva essere l'idea.


Basta organizzarsi perché se quando si è incominciato la luce c'era mentre si mangiava e si finiva di grigliare è servito un faro puntato addosso! 

E se la grigliata sarebbe stata di sera il dolce sarebbe stato perfetto come merenda di pomeriggio insieme al regalo.


Nella decisione su che dolcetto fare sono stati presi in considerazione diversi parametri come il tempo a disposizione per prepararlo, i gusti di tutte le boccucce, la pesantezza (dato che dopo ci sarebbe stata la cena) e la novità della preparazione. Ormai la mia amica è rassegnata al fatto che la maggior parte delle cose che le faccio mangiare sono cose che preparo per la prima volta e testo così non solo la riuscita della ricetta in se ma anche quanto può piacere a "cavie" non di parte. Lei tanto mi perdona.
Sta volta però avrei voluto fare qualcosa che conoscevo ma che lei non aveva mai assaggiato. Giusto per andare sul sicuro ho pensato alla torta di mele con cui sono cresciuta; mangiata e rimangiata ma anche fatta e rifatta.
La ricetta è stata data da una vicina a mia mamma non so in che anno, so solo che da quando ho memoria per qualsiasi ricorrenza o evento, mia mamma la proponeva. Per fortuna era buona! E per fortuna c'era la nonna che ne faceva altre!
Comunque poi negli anni la ricetta ha subito anche modifiche di prova fino a quando non ho trovato la combinazione che mi convinceva di più e mi sono fermata.

Ingredienti:
  • 2 uova codice 0;
  • 3 mele sbucciate e tagliate a pezzetti;
  • 80 g di burro;
  • 200 g di farina;
  • 150 g di zucchero di canna;
  • 2 cucchiai abbondanti di yogurt bianco intero;
  • mezzo bicchiere di brandy;
  • 1 pugno di uvetta sultanina;
  • 1 bustina di lievito;
  • vaniglia in polvere;
Separare gli albumi dai tuorli e montarli a neve ben ferma poi conservarli in frigo. Mettere a bagno l'uvetta in acqua.
Montare i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso ed aggiungere a filo il burro fuso ma tiepido. Quando il composto è omogeneo aggiungere un po' alla volta metà farina, lo yogurt e la restante farina. Aggiungere il brandy e mescolare. Unire gli albumi montati, una punta di cucchiaino di vaniglia in polvere (se proprio proprio non l'avete usare la vanillina) e la bustina di lievito. A questo punto se si stava usando un mixer mescolare a mano per aggiungere le mele e l'uvetta strizzata, se già lo si stava facendo a mano continuare.
Versare il composto in una teglia imburrata e infarinata e infornare a 200 °C per 35 minuti. Controllare a metà cottura, se è già bella colorata coprire con un foglio di alluminio e continuare. Fare la solita prova stuzzicadenti che non deve appiccicare ma può essere tranquillamente umido per l'alta concentrazione di mele.
Lasciarla raffreddare per toglierla dalla teglia e volendo spolverizzare di zucchero a velo.



A me non ha deluso neanche stavolta ma sono troppo di parte, alla mia amica è piaciuta e sua mamma mi ha chiesto la ricetta per rifarla a colazione. Tra l'altro ho saputo che le torte di mele sono le preferite del suo ragazzo, altra boccuccia presente.
Insomma siamo soddisfatte.
Un muggito e un saluto,
Silvia e Olivia.
...to be continued...



martedì 27 settembre 2011

Vi presento la Pina

Oltre al compleanno domenica c'era una cosetta a cui non potevo mancare: un laboratorio sulla pasta madre da cui se ne veniva via con un esserino tutto tuo di nome Peppy.
L'ho mancato!
Sono uscita di casa dicendo "vado, l'adotto e torno!" (dopo aver seguito l'oretta di spiegazione che mi avrebbe illuminato sull'argomento, di cui mi ero già informata ma che mi vedeva sempre insicura). Arrivata sul posto e trovato chi mi avrebbe istruito mi è stato detto che il laboratorio è stato spostato di un'oretta circa (!!!).
La cosa mi ha spiazzata e avendo gente che mi aspettava con dolcetti da portare, ho dovuto dire che non sarei rimasta, MA Kia è stata così gentile da darmi delle informazioni lo stesso, dare la disponibilità ad eventuali future mie domande e lasciarmi una figlioletta di Peppy che ho chiamato Pina! Grazie!
Tra l'altro il fatto di ricevere un pezzo di pasta madre già attiva, coccolata e istruita mi piaceva proprio e credo che spacciare -in questo caso- abbia la sua utilità.
Così sono tornata col dovere morale di darle da mangiare e riuscire a prendermene cura adeguatamente.
L'ho subito infarinata un pochetto e riposta in frigo in un vasetto. Martedì sera le ho fatto il primo rinfresco :-) e lasciata a riposare coperta.
Mercoledì mattina l'ho messa davanti alla sua primo esordio! Ne ho prelevato un pezzetto da rimettere in frigo e sciolto il rimanente in acqua tiepida per poi aggiungere le altre farine, il sale, l'olio e acqua a sufficienza per un impasto morbido. Massaggiato a dovere e lasciato lavorare coperto in forno spento fino a sera.


Ho rimpastato staccando porzioncine di panini, posto su una placca da forno foderata con apposita carta e messi in forno già caldo a 200 °C per i primi 10 minuti e poi a 180 °C per ancora una mezz'oretta. Sul fondo del forno ho messo un contenitore con dell'acqua per non farli seccare troppo.
La ricetta è un po' un caso, un miscuglio di farine che mi piacciono e che vario ogni volta perché penso di ricordarmela ma non è così. Sta volta l'ho segnata.
Ingredienti:
  • pasta madre;(pesata prima del rinfresco erano 100g)
  • 200 g di Manitoba;
  • 150 g di farina tipo 2;
  • 100 g di farina di kamut;
  • 50 g di farina di mais fine;
  • 10 g di sale;
  • 2 cucchiai di olio;
  • acqua q.b.;
Questi sono i panini che ne sono usciti.

    Morbidi ma un po' troppo compatto, con il sapore della pasta madre. Insomma ci devo prendere la mano e migliorare ma come primo esperimento non è stato male. Se avete consigli e correzioni siamo tutte orecchi perché Olivia è forse più pasticciona che panettiera e io non sono da meno.




    Un muggito e un saluto, 
    Silvia e Olivia.

    giovedì 22 settembre 2011

    Tempo di compleanni

    A settembre arriva il momento in cui mamma, amica e babbo invecchiano -ehm compiono gli anni- di colpo, un giorno di seguito all'altro e se per ricordarti la data dei genitori questo è sempre stato comodo quando ero piccola (magari invertivo le date ma sapevo che in quei giorni compivano gli anni), per quanto riguarda l'organizzazione un po' meno.
    Come dividersi? Quando preparare le torte ed eventuali regali?
    Sta volta ci sono stati prima i miei i quali hanno fatto un compleanno un po' in stand-by, festeggio-non-festeggio, a causa di un piccolo incidente che blocca la mamma con le stampelle (anzi carrozzina se no si stanca) e poca voglia di brindare.
    Diciamo che loro (!) sono andati in vacanza in Trentino e ci hanno lasciato una caviglia (io ci avrei lasciato il cuore ma l'ho già detto) dovendo pure tornare prima.
    Ho pensato quindi di tentare di riportarli in sud Tirolo riproponendo uno strudel di mele che piace sempre, già collaudato e veloce da fare (tolto il tempo di sbucciare le mele).

       


    La ricetta proviene dal solito libro "I DOLCI Il gusto di una tradizione nelle dolomiti" da cui avevo tratto il pane. Non riporta le dosi ma esce un bel bestioncino che adagio di traverso nella teglia e sto attenta a non stendere di più la pasta altrimenti non ci starebbe (qualche furbo suggerirebbe di dividere l'impasto e fare due filoncini ma il suggerimento è arrivato troppo tardi, e non è la prima volta che lo faccio!).
    Dicevo all'inizio che non è difficile da fare e la cosa più lunga è sbucciare le mele e affettarle; viene in aiuto la modifica alla dose, in difetto, che tutte le volte mi ritrovo a fare. Indubbiamente non sarò perfetta nello stendere la pasta sottilissima -anche per problemi di dimensioni- e non credo che abbiano sbagliato nel libro ma io 2kg di mele non riesco proprio a farcele stare, neanche 1kg a dir la verità, quindi le mele da sbucciare diminuiscono! Tra l'altro quelle che ci stanno sono sufficienti come ripieno...
    Ingredienti:  
    • 250 g di farina 0;
    • 1 uovo di gallina felice;
    • una presa di sale;
    • 63 g di acqua circa;
    • 800 g circa di mele (peso da pulite);
    • 150 g di pangrattato;
    • 100 g di burro (Il libro dice 150 ma diminuisco);
    • 80 g di zucchero di canna;
    • cannella;
    • 50 g di uvetta;
    • 50 g di pinoli;
    • burro fuso per spennellare;
    Setacciare la farina sulla spianatoia e aggiungere l'uovo, il sale e l'olio impastando velocemente. Aggiungere l'acqua poco alla volta per avere la consistenza giusta, non troppo molle e appiccicosa. Lavorare energicamente la pasta fino a quando sarà liscia ed elastica. Raccoglietela a palla, spennellatela di olio evo e farla riposare per mezz'ora.
    Nel frattempo sbucciare le mele, togliere il torsolo e tagliarle a fettine sottili. Fatto il lavoraccio rosolare il pangrattato nel burro e far raffreddare.
    Riprendere la pasta e stenderla su un canovaccio infarinato (sembra una stupidata ma saltare questo passaggio farà piangere dopo). Passare le mani sotto la pasta con il dorso rivolto verso il tavolo e partendo dal centro tirare la pasta delicatamente cercando di non strapparla fino a che sarà sottile come un foglio di carta, parole del libro. Io mi aiuto anche con il mattarello, che resti tra noi. Spennellare la base con del burro fuso e adagiare sui 2/3 il pangrattato, coprire con le mele, l'uvetta (messa a mollo in acqua e strizzata), i pinoli, la cannella e lo zucchero.
    Aiutarsi con il canovaccio e arrotolare il tutto ben stretto, piegare i bordi  e adagiare su una teglia coperta con carta da forno.
    Spennellare la superficie con del burro e cuocere in forno caldo a 220 °C per circa 30 minuti.
    Una volta freddo spolverizzare di zucchero a velo se piace.
    Si possono trovare strudel con la frolla, con la sfoglia o con questo tipo di impasto che personalemente trovo molto buono.


    Per accompagnare lo strudelino ho rifatto i bignè che piacciono sempre; stavolta ne ho riempiti alcuni con il cioccolato ma quelli alla crema rimangono i miei preferiti.
    Tra l'altro quando li vedono mi dicono "buoni! ma i bignè vuoti li hai comprati?", ora, dovrei prenderlo come complimento perché si suppone (a torto) siano difficili da fare? o anche involontariamente, mi stanno dicendo che hanno la faccia triste e spenta di quelli che si trovano insacchettati vuoti al supermercato?? bho, però li spazzolano sempre!




    I genitori soddisfatti sono stati festeggiati ora Olivia è indaffarata a pensare e preparare per l'amica, toccano gli straordinari!
    Un muggito e un saluto,
    Silvia e Olivia.